Periodo di prova: quanto può durare davvero?
Il periodo di prova è una delle prime clausole a cui prestare attenzione quando si legge un contratto di lavoro. Serve al datore di lavoro e al lavoratore per valutarsi reciprocamente, ma la sua durata e le sue condizioni non sono lasciate al caso: dipendono dal CCNL applicato e dal livello di inquadramento.
In questa guida introduttiva vediamo cosa controllare prima della firma e perché il confronto con il contratto collettivo è il passaggio più importante.
Cosa dice, in generale, la normativa
La disciplina generale del periodo di prova è contenuta nel Codice Civile e nella normativa sul lavoro, ma la durata massima concreta è quasi sempre fissata dal CCNL di categoria. Per questo la stessa clausola può essere legittima in un settore e problematica in un altro.
Un contratto individuale non può prevedere una prova più lunga di quella indicata dal CCNL per lo stesso livello: se accade, la parte eccedente non è opponibile al lavoratore.
Cosa verificare prima di firmare
Prima di accettare la clausola, è utile confrontare almeno questi elementi con il CCNL applicato:
- la durata indicata in giorni di calendario o giorni lavorativi;
- la coerenza con il livello di inquadramento assegnato;
- le condizioni di recesso durante la prova, che dovrebbero essere reciproche.
Se uno di questi punti non torna, non significa necessariamente che il contratto sia irregolare: significa che vale la pena farlo analizzare da un occhio esperto prima di firmare.
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